Stagione 19/20 campionato serie B

Friso, veleno in coda «Macchè ciclo chiuso qualcosa si era rotto»

(Il Mattino)
Il coach commenta la separazione a sorpresa con la Virtus
«Ha ragione Sarri, allenatore del Napoli Calcio, quando dice che dopo un po’ gli allenatori cominciano a “puzzare”. Loro dicono di no, che non era previsto, ma io che sono uno abbastanza navigato dico di sì». Così, l’ormai ex coach della Broetto Virtus, Massimo Friso si esprime in merito al divorzio dalla società neroverde. Era arrivato preparato all’incontro con Roberto Rugo e Nicola Bernardi. Aveva odorato il benservito, ma qualcosa gli puzza – tanto per restare in tema – sulle motivazioni addotte dalla dirigenza virtussina. «Qualcosa si era incrinato, quando ho chiesto di sostituire un giocatore per scarso impegno e la mia richiesta non è stata presa in considerazione», spiega Friso. «Mi sorprende che si parli di fine ciclo, quando in realtà ogni anno la squadra ha cambiato volto. Dal mio arrivo sono rimasti soltanto due superstiti del gruppo originario: Schiavon e Salvato. L’idea che se io fossi restato in panchina, la società avrebbe dovuto cambiare troppi giocatori, mi lascia perplesso. Sia chiaro, non provo nessun astio. Le situazioni societarie lasciano il tempo che trovano. Dico solo che per quanto mi riguarda esistevano i presupposti per andare avanti insieme». Friso, coach padovano professionista, era tornato alla Virtus nel 2012, dopo un’esperienza pregressa a inizio anni ’90, all’epoca della fusione con Vicenza, con una nomea importante: «Quando ritornai a Padova, la Virtus occupava gli ultimi posti in DnC, ora è una realtà consolidata in Serie B nonostante i budget risicati: quest’anno non era neppure tra i primi dieci del girone. Abbiamo vinto delle scommesse incredibili, rendendo un ragazzo proveniente dalla Serie D come Lazzaro il primo giocatore per valutazione in B, oppure trasformando un giovanotto di due metri come Ferrara in un playmaker che ora fa parte della Nazionale Under 20 di coach Buscaglia. Alla Virtus ho potuto lavorare bene, ma quest’anno l’amministrazione della squadra non mi è piaciuta. Credo di lasciare una buona eredità avendo contribuito alla crescita dei giovani del vivaio. Di questi cinque anni, i ricordi più belli sono la promozione in B e il girone di ritorno della scorsa stagione. Sono onorato di aver allenato Leo Busca, la cui assenza in spogliatoio quest’anno si è fatta sentire, come d’altronde quella di Di Fonzo in campo. E porterò poi nel cuore i due grandi vecchi, a cui voglio molto bene: Gegè Papa e Franco Bernardi».
A meno di clamorose sorprese, il successore di Friso sembra già designato: dovrebbe infatti prevalere la soluzione interna con Daniele Rubini, tecnico delle giovanili neroverdi, a cui verrebbe assegnato il timone della prima squadra, forte dei suoi trascorsi proprio in B ai tempi del Gattamelata. E il destino di Friso? «Avrei voluto continuare ad allenare qui a Padova perché sono ambizioso e sarebbe stato bello puntare a una promozione in A/2. È anche vero che finché Virtus e Petrarca non uniranno le forze, dubito che si possano raggiungere determinati risultati. Ora parlerò con il mio agente e preparerò le valigie: A/2, B o C non fa grossa differenza, andrò dove c’è un programma».
Mattia Rossetto
mattino_logo
29 maggio 2017