Un napoletano a Padova

Ivan Morgillo si racconta: «La famiglia, la mia Napoli ed ora la Virtus Padova»

Prima del blocco del campionato l’ultimo MVP dell’Antenore Energia Virtus grazie alla super prova contro Bernareggio (22 punti e 9 rimbalzi) è stato Ivan Morgillo. Il centro napoletano classe 1992 è arrivato a Padova questo agosto in modo un po’rocambolesco a seguito delle vicende di mercato (prima la firma con Caserta, il ripescaggio in A dei campani e poi l’approdo in via dei Tadi), ma qui in Veneto fin da subito si è ritagliato un ruolo da protagonista in maglia neroverde.

Ivan, il campionato ora è fermo ma per fortuna invece che Virtusnell’ultimo turno è riuscita a giocare e a portare a casa una grande vittoria da Bernareggio.

«Sì, col senno del poi meno male che abbiamo giocato! Fino a quattro ore prima non sapevamo ancora se la partita si sarebbe disputata ma alla fine è andata bene così. Abbiamo fatto una prestazione solida in cui siamo riusciti a portare la sfida sui binari che volevamo noi, tenendo il punteggio basso e facendo un grande lavoro in difesa. Anche se si è vinto solo di un punto credo che sia stato un successo meritato: abbiamo disputato una gara di grande sacrificio e abbiamo quasi sempre condotto noi il risultato».

Un risultato che è servito anche per rilanciarsi dopo un brutto mese di gennaio.

«Noi abbiamo fatto un grande girone d’andata in cui siamo stati bravi a vincere anche partite in cui avevamo sofferto, poi a gennaio invece è arrivato qualche inciampo di troppo causato anche dagli infortuni e da episodi sfortunati. In questo senso la vittoria di Bernareggio per noi è molto importante, intanto perché volevamo prenderci la rivincita per la sconfitta dell’andata ma soprattutto perché ora abbiamo ripreso i due punti che invece avevamo lasciato per strada contro Olginate in casa. Adesso il nostro obiettivo deve essere continuare così per mantenere le prime posizioni in classifica».

Per te poi è arrivata una prestazione da MVP all’interno di una stagione fin qui positiva anche a livello personale.

«Sì, non nascondo che sono abbastanza soddisfatto del mio campionato finora. Io provo sempre a fare le cose che mi riescono meglio restando all’interno delle indicazioni che ci dà coach Rubini, e questo è sempre stato il mio modo di giocare. Poi capitano partite in cui mi prendo 15 tiri ed altre in cui me ne prendo 5, ma cerco sempre di non esagerare e di ragionare sempre nell’ottica della squadra. In questi casi poi dipende anche dalle sensazioni che si hanno durante la partita, ad esempio se vedo che riesco a difendere bene tante volte mi carico e riesco a portare il mio contributo anche in attacco».

Vediamo poi che sui social i tuoi genitori nonostante la distanza rimangono i tuoi primi tifosi.

«I miei genitori vivendo lontani faticano a vedere tutte le nostre partite, anche se provano a nasconderlo sentono molto la nostra mancanza e quindi seguire il percorso mio e di mio fratello è un modo per esserci vicini. Poi sono tutti e due degli ex atleti: si fanno molto coinvolgere dalle nostre prove anche per il loro passato da sportivi e questo ci fa grande piacere».

In una recente intervista hai poi raccontato di essere molto legato a Napoli che è la tua città d’origine. Lì il basket come viene vissuto?

«Io da piccolo sono cresciuto prima in Sardegna perché lì giocava mio padre e poi dalle elementari fino al primo anno di università ho vissuto a Napoli. Lì è partita la mia carriera prima al Basket Napoli dove ho fatto le giovanili e poi, dopo il fallimento, al Vivi Basket Napoli dove sono arrivato a 16 anni cominciando la mia carriera da professionista. In città ovviamente la prima passione è il Napoli Calcio, ma sia negli anni ’60 che poi negli anni ’90 e 2000 anche la pallacanestro si è presa un’importante scena fino però al fallimento del 2008. Da lì il movimento ora si sta lentamente riprendo il suo spazio».

E invece te che legame hai con la città? Come racconteresti la tua Napoli?

«Io paradossalmente venendo dalla provincia la città l’ho vissuta di più quando mi sono trasferito in giro per l’Italia. Da ragazzo infatti tra scuola e basket avevo poco tempo per frequentarla, mentre ora da adulto ogni volta che torno ci vado: Napoli è una città un po’ pazza, come dicono tutti è vero che se non ci fossero i napoletani non avrebbe la stessa magia. La sua gente infatti da un lato è molto coinvolgente ma dall’altro può essere anche invadente. In generale però al di fuori c’è un’immagine spesso sbagliata: per me infatti è una delle città più belle al mondo con la sua storia, il suo turismo e il suo mare. C’è sicuramente tanto caos, anche io quando ci ritorno dopo essere stato via del tempone rimango travolto. Critichiamo tutti ovviamente i problemi che ha, ma per me rimane una città incredibile e ogni volta che me ne vado ci lascio un pezzo di cuore».

E l’adattamento di un napoletano in una città come Padova come è andato?

«Molto bene! Io prima di Padova ho vissuto anche in posti veramente sperduti dove non c’era un’anima viva e qui invece ho trovato una città più a mia dimensione né troppo grande né troppo piccola. Me ne avevano parlato bene anche prima di venire: non è caotica come Napoli ma il centro è bello, pieno di persone e ci sono tanti posti dove andare, e per certi versi rispecchia un po’ anche il mio carattere tranquillo».