Stagione 19/20 campionato serie B

Maledetti i derby

Giornata nera al tiro e panchina corta: con Vicenza un altro ko

Puoi sperare di vincere contro un avversario che tira 33 volte da tre e ne mette soltanto otto, ma non puoi farcela se dalla distanza tu segni una sola volta su venti tentativi. Puoi pensare di affidare il timone della tua squadra in un derby caldissimo a un play di 19 anni ancora in fase di formazione, ma se a quel timone devono alternarsi addirittura due giovanissimi, allora può essere un azzardo che non paga.

Puoi avere la giornata più nera al tiro e puntare tutto sulla difesa, ma è difficile farlo se di fatto giochi con sette uomini, in un’arena che si arroventa, con il contatore dei falli che scatta inesorabilmente verso il limite. Eppure – nonostante tutto – la Virtus che cerca il riscatto dopo la beffa casalinga con San Vendemiano, quasi riesce nel colpo di riprendere per i capelli una partita nata male e cresciuta peggio. Ma senza Stojkov, ancora fermo, e questa volta anche senza Salvato, ma soprattutto con mani ghiacciate, ci sarebbe voluto qualcosa in più. E Friso non ha trovato la soluzione, pur facendo ruotare come poche altre volte le guardie e gli esterni. «Le rotazioni erano ristrette e con i giovani succede di avere qualche passaggio a vuoto», spiegherà alla fine il coach. «Ma non mi è piaciuto soprattutto il fatto che siamo stati molli per metà partita». Così i due derby riportano la Virtus alle spalle delle grandi favorite (Orzinuovi ha espugnato Bergamo ed è rimasta prima con Cento) e condannano i neroverdi ad un’altra settimana di rimpianti. Pronti via e la Virtus è subito in affanno. Nobile fa il secondo fallo dopo 3’e 33” e qualcosa nella difesa cambia in peggio. Canelo mette il 9-7 che resterà a lungo l’ultimo vantaggio neroverde e poi Vicenza se ne va, mettendo la freccia con due bombe di Vai, incontenibile già nel primo quarto. (15-10 dopo 7’14”). Friso chiama timeout, ma serve a poco. Boaro da 3 scava il solco, pausa sul 22-12. Un tecnico per proteste in avvio di secondo periodo sembra svegliare la Broetto. Vicenza spara tanto dalla lunga, Demartini mette il 25-16, Montanari il 28-20. La Virtus prova a rispondere da tre con Crosato, Lazzaro, Schiavon ma non entra mai. Vicenza va sul +13 (35-22) e il tempo si chiude sul 37-24 con i vicentini che hanno 44 di valutazione, la Virtus solo 23 e già troppe palle perse. Non è in attacco che si recupera, dice probabilmente Friso negli spogliatoi. Così la Virtus torna in campo e difende meglio. E fa una rimonta da formichina, costruita con i gomiti sotto canestro dove Lazzaro trova punti pesanti. In 3’ la Virtus fa 12 punti e risale al 42-36. Nobile fa il terzo fallo, Lazzaro mette due liberi (42-40) e dopo quasi 28’ di gioco (e 10 errori) Schiavon mette la prima – e unica – tripla per il 43-46. Sulla sirena Canelo fallisce il sorpasso. È 48-47, riaperta. Nobile, ex del Vicenza, sigla il sorpasso (50-51) dopo 31’14” dell’ultimo periodo, risponde Andrea Campiello da tre che apre un parziale di 14-4 per Vicenza. È soprattutto Rizzetto a far male. Ferrara (5 palle perse) soffre, Lazzaro tiene la barca in scia (57-55) ma Vicenza allunga (64-55), prima che Nobile e Canelo producano l’ultimo sforzo, risalendo fino al 64-60, a 51” dalla fine. Nella giostra finale dei falli e dei liberi, Vicenza ha freddezza ed esperienza, mentre la Virtus non ha più fiato.

Cristiano Cadoni
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7 novembre 2016