Stagione 19/20 campionato serie B

Virtus “kafkiana” gioca due derby in uno e dilaga su Vicenza

(Il Mattino)
Il quintetto di Rubini chiude il primo tempo sotto di 5 punti
Poi si scatena e non c’è più storia per i berici, finiti a – 19
Due derby. Il primo, dove è scesa in campo la brutta copia della Virtus basket, l’altro in cui si è vista una squadra capace di dominare in lungo e in largo e che ha finito per dilagare con Vicenza. È una Virtus dai due volti, quasi “kafkiana” volendo esprimersi in termini letterari. Senza gambe in difesa, la squadra di Rubini aveva approcciato in modo fin troppo soft, concedendo tiri aperti e facili rimbalzi offensivi (3-9 al 5′). Varcata la metà del primo quarto, il contropiede di Corral portava in dote il primo vantaggio da doppia cifra di marca berica (3-13). Per ridestare il pubblico della Kioene Arena, occorreva una stoppatona del campioncino Miaschi ai danni dell’esperto Demartini, ma Vicenza saliva fino al + 11 nella prima frazione (8-19). Soltanto Canelo provava a fare ciò che serviva, ovvero battere l’uomo nell’uno contro uno, predicando tuttavia nel deserto (10-19). Lazzaro tentava di emularlo durante un secondo quarto figlio del primo e in cui i neroverdi facevano acqua in difesa da tutte le parti e in attacco si limitavano ad un giro palla sterile.
Nonostante tutto, quando la Virtus iniziava a stringere le maglie difensive si ritrovava pienamente in partita: Lazzaro inchiodava la schiacciata del – 5 (26-31), dopo che il gap era oscillato a lungo attorno alle 9 lunghezze. La tripla di Kekovic sembrava restituire nuovamente l’inerzia agli ospiti (26-34), ma due invenzioni di Canelo tenevano in pista i locali (31-36).
Durante l’intervallo lungo, il patron Franco Bernardi e il sindaco Sergio Giordani, accompagnato dall’assessore allo Sport Diego Bonavina, consegnavano un riconoscimento a don Alberico Alfonsi. Andato in pensione recentemente, l’ormai ex parroco delle Cave e del Duomo è stato il motore instancabile del centro giovanile all’ombra del Duomo dal 1966 alla fine degli anni ’70.
Saranno state le parole di don Alberico, ma al rientro dagli spogliatoi la Virtus appariva trasfigurata. Canelo continuava a fare pentole e coperchi, Miaschi riduceva per ben tre volte lo svantaggio al possesso (42-44). La bomba di Crosato portava per la prima volta avanti i neroverdi (45-44). Con Calzavara, la Virtus acquistava aggressività e dinamicità spingendo la transizione sull’opposta metà campo (56-49). Era ancora lui a raccattare un pallone, che lanciava a canestro un “Marcone” Lazzaro incontenibile in versione schiacciatore solitario (58-50 e 61-50). Canelo stampava il +11 (65-54), mentre coach Silvestrucci perdeva le staffe beccandosi un tecnico (66-54). Era un nodo cruciale della sfida, che aveva ormai cambiato padrone (71-58), anche se Chinellato cercava di tenerla aperta (71-63 e 71-65). La chiudevano le triple di Crosato (79-67 e 90-67) e Piazza (82-67 e 87-67) nel delirio della Kioene Arena.
Così la Virtus ha festeggiato il terzo posto nella classifica della Serie B detenuto in coabitazione con un altro gruppo di squadre a quota 8 punti, ma domani, ore 20.30, il suo tour de force in campionato prosegue a Lugo.
Mattia Rossetto
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3 novembre 2017