Coach Rubini e la quarantena

Coach Rubini: «Un’emergenza che cambia le nostre vite, diamo una mano donando il sangue».

Parlare di sport in questo periodo dominato dall’emergenza Coronavirus è quasi impossibile, pure con uno che in condizioni normali di sport, competizione ed adrenalina si nutre avidamente ogni giorno come coach Daniele Rubini.

Coach come sta vivendo dal punto di vista umano questo periodo d’emergenza?

«Sicuramente con uno stato d’animo molto scosso, quello che sta succedendo in queste settimane non è una semplice emergenza passeggera ma una cosa che segnerà profondamente le nostre vite. Mi rammarica che in troppi non abbiano ancora capito il pericolo che stiamo vivendo, si tratta di una situazione in cui dobbiamo dare importanza solo alla salute della collettività e scegliere quindi di comportarci in modo responsabile».

Hai sentito i giocatori in questi giorni?

«Sì stiamo rimanendo in contatto tra di noi, anche se chi ha potuto è tornato a casa nella sua città. Le notizie che arrivano ovviamente oltre a rattristirci ci sfiduciano anche dal punto di vista sportivo: mettere la parola fine alla stagione ormai è un’eventualità non più così remota, però staremo a vedere. In una situazione del genere credo che parlare di sport sia l’ultima cosa da fare, vedremo cosa decideranno i vertici federali».

Sabato poi abbiamo sentito su RadioPadova il tuo appello per andare a donare il sangue soprattutto in questo momento difficile.

«Ribadisco che in una città come la nostra che ha un polo ospedaliero di grande profilo donare il sangue diventa una cosa importantissima. Esistono ancora dei timori totalmente infondati che bisogna superare, anzi oltre ad essere assolutamente sicuro donare il sangue dà beneficio ai nostri organi e in più ci consente di essere anche monitorati sul nostro stato di salute. In questo senso spero che questo periodo spinga la gente ad avere maggiore sensibilità verso queste buone pratiche, da una situazione tragica come questa infatti penso possa nascere una coscienza collettiva migliore».

Nell’isolamento delle mura domestiche poi stai soffrendo piùper l’astinenza da pallacanestro o ne hai anche approfittato per riposarti un po’?

«Diciamo che la prima settimana è stata utile per rifiatare, però poi purtroppo è arrivato il momento della consapevolezza della situazione tragica che ha annebbiato un po’ tutto. Ne sto comunque approfittando per studiare, aggiornarmi e farmi trovare pronto una volta che riprenderemo a giocare: come dico sempre anche ai miei giocatori da ogni difficoltà può nascere un’opportunità».

Tra le altre cose te sei anche un appassionato di letteratura, per affrontare questa lunga quarantena con la lettura che consigli dai?

«Per gli appassionati di gialli sicuramente La misura del tempo, l’ultimo libro di Carofiglio. Poi rovistando nella libreria di mio figlio ho scoperto un romanzo splendido come La variante di Luneburg scritto da Maurensig, una rivisitazione fantastica della Shoah. Nella mia libreria personale poi uno dei miei preferiti è Resisto quindi sono di Trabucchi che tra l’altro è anche un titolo adatto al periodo, mentre un mio consiglio personale è L’ultima estate di Berlino di Federico Buffa, libro bellissimo che narra la storia delle Olimpiadi del ’36 nella Germania nazista».