Stagione 2020/2021 - campionato serie B

Black out senza fine, la Virtus cade ancora

(Il Mattino) 
Contro Piacenza recupera, poi subisce un 20-0 tremendo.
Ci sono 18 punti di differenza in classifica tra Piacenza e la Virtus. Ce ne sono 18 anche sul campo alla fine di una sfida che i neroverdi erano crudelmente condannati a vincere per poter sperare ancora nei playoff senza dover evocare fenomeni paranormali. Il finale è senza sorprese – troppo forti i biancorossi – e in casa Virtus si respira già aria di fine stagione, con il peso di un bel po’ di rimpianti da gestire. Piacenza sbarca alla Kioene Arena con la fama di avere grandi tiratori. Per allontanare ogni dubbio, nel primo quarto fa 5/7 da tre, cacciando la Virtus indietro anche di 10 punti (16-26 nel finale). I ragazzi di Friso accettano la sfida al tiro e ne vengono fuori a pezzi: 2/11 dalla lunga e morale a terra. Gli ospiti ci mettono anche più determinazione. I padovani invece si lasciano rimettere in scia da Nobile che infila 6 punti consecutivi e a -2’35” porta i suoi a -4 (16-20). Poi Sanguinetti e Samoggia allungano ancora e solo un altro tap-in di Nobile riduce il gap. Non sembra esserci storia, ma il secondo quarto ha un altro copione: Stojkov segna subito da 3, Bruni e Samoggia strappano di nuovo (23-33), Friso chiama timeout e in uscita Salvato e Canelo guidano la riscossa. La Virtus risale fino al 36-40 con un ottimo Nobile e un Canelo ispiratissimo. La difesa limita i cecchini di Piacenza e Crosato ringhia sotto i tabelloni. Manca invece Lazzaro che chiuderà con un solo canestro su azione. Sulla sirena dell’intervallo lungo Stojkov con due liberi fissa il punteggio sul 39-42. Sullo slancio, nel terzo quarto la Virtus trova anche il sorpasso con un Canelo immarcabile che mette prima una bomba, poi due punti, recupera un pallone e segna anche il canestro del 46-44. Però a questo punto succede che Piacenza ci mette un altro piglio e alla Virtus non entra più niente. Leonzio e Bruni firmano un 6-0 in un amen, Banti allunga, ancora Bruni – il migliore in campo – inventa. La Virtus non segnerà per sette interminabili minuti, subendo un parziale di 20-0 fino al 46-64. Quando Canelo riaccende le luci e Crosato mette una tripla, la partita è praticamente chiusa. Piacenza chiude il terzo quarto avanti di 15 (51-66) e nell’ultimo periodo gestisce senza affanni il vantaggio, allungandolo ancora fino a 20 punti (58-78 a metà periodo) e fermando la Virtus quando si avvicina fino a -13.
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Friso: “Fra noi e loro troppa differenza”
 «Tra noi e loro c’è una grandissima differenza tecnica e si vede tutta». Coach Massimo Friso comincia la sua analisi del match rendendo onore all’avversario e alla sua forza. «Sapevamo cosa aspettarci, hanno confermato quanto valgono. Basta vedere come hanno tirato, soprattutto nel primo quarto». Il pubblico della Kioene Arena – appena 400 spettatori presenti, un numero deludente per una partita così importante – ha potuto vedere in campo per soli 3 minuti e 42 secondi Matteo Soragna, argento olimpico ad Atene 2004, campione d’Italia con Treviso nel 2006. Per dire che Piacenza può fare anche a meno di un big come lui. «Ma loro hanno una panchina lunga e rotazioni molto ampie», commenta Friso. «Noi no e si è visto. Loro si allenano bene, noi a malapena riusciamo a farlo una volta alla settimana. Infatti non abbiamo ritmo, non reggiamo alla distanza». Si è visto nel terzo periodo quando, dopo aver sorpassato Piacenza, la Virtus si è spenta e ha subito un 20-0 di parziale. «Noi non siamo stati neppure tanto fortunati in quella fase», spiega Friso. «Abbiamo preso anche buoni tiri ma senza la determinazione giusta. Loro invece facevano canestro e prendevano fallo, a conferma del fatto che ci credevano di più e che avevano più benzina». E adesso si fa dura, Friso non lo nasconde. Reggio ha vinto ed è avanti: «Hanno nelle mani il loro destino», conclude il coach neroverde. «Gli basta una vittoria per chiudere i conti. Però hanno due impegni difficili e quindi è giusto insistere fino alla fine. Dobbiamo chiudere con due vittorie, poi vediamo come siamo messi».
Cristiano Cadoni
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10 aprile 2017