Stagione 19/20 campionato serie B

Gegè dirigente d’altri tempi con cuore e signorilità

(Il Gazzettino) L’ex capitano Crosato: “Inarrivabile per bontà e mai una parola di troppo”.
Erano in tanti, sabato mattina nella Chiesa della Sacra Famiglia quasi attonita, per dare l’ultimo saluto a Eugenio Gegè Papa: giocatori, dirigenti ed amici, esponenti federali. Una persona speciale era scritto nell’epigrafe. E speciale il vice-presidente della Virtus, mancato mercoledì a 72 anni per il rapido decorso della malattia (improvviso ha detto il parroco Don Massimo Facchin), lo è stato davvero. «Lui come Virtus, io come Petrarca abbiamo sentito dire a Pino Stefanelli, volto storico del basket padovano -: l’ho sempre trovato una persona garbata e cortese, con cui era facile dialogare».
Eugenio Papa rappresentava la Virtus. Negli ultimi trent’anni, è stato il braccio destro del presidente Gianfranco Bernardi (molto provato sabato mattina, come Marcella, la moglie di Gegè) insieme ad Enrico Rino Pavanello. Quest’ultimo, mancato nel febbraio 2016, era alla Virtus dalla fondazione nel 1945, quando nel Patronato della Cattedrale si decise di lanciare l’attività, e sul finire degli anni 70 quando quella neroverde divenne la seconda forza cittadina; l’entrata di Bernardi e Papa intorno alla metà degli anni 80, portò forze fresche per il rilancio della società che partendo dalla C una decina di anni dopo, grazie anche al connubio con Vicenza, arrivò sul palcoscenico della A2; e che dal 1994, dopo la fine di quel sodalizio ed il ritorno a Padova, ripartì dal settore giovanile. Fino appunto ad oggi, in cui la Virtus è tornata ai vertici, in serie B.
Persona sanguigna e trasparente, con il suo vocione e un misto di dialetto veneto segnato dalle origini partenopee, seguiva le gare interne a Rubano appoggiato alla balaustra a bordo campo: lì, una ventina di anni fa, fu salvato tempestivamente dal papà di un giocatore neroverde per un attacco di cuore; sempre da lì, nella stagione della recente promozione dalla C1, corse negli spogliatoi durante una partita per rimettere in sesto il dito insaccato di Schiavon. Il ricordo più bello, però, resta quello fatto dall’ex capitano Enrico Crosato che in Virtus disputò la stagione 2008-2009 e le ultime tre: «Ci sono alcune persone a cui devo la mia carriera e una di queste sei tu. Quell’anno dopo l’infortunio sei stato l’unico a credere in me e sotto la tua ala sono rinato. Quante gioie assieme. Persona inarrivabile per bontà e saggezza, un padre putativo e un dirigente d’altri tempi. Quando mi prendevi a braccetto, sapevo che era ora di fermarmi e ascoltarti: non c’era mai una parola fuori posto in quello che dicevi. Sapevi rincuorare dopo sconfitte e far volare bassi dopo le vittorie».

G.Pell.