1989-90

La promozione in B1 della Viero battendo in finale l’Elledì

Rieccoci al via! Per il terzo anno consecutivo ho l’onore e l’onere di sedere sulla panchina di questa società. Un rapido ma sincero ringraziamento lo devo a quanti hanno lavorato con me lo scorso anno, dai dirigenti ai giocatori, dai tecnici al pubblico, dagli avversari alla stampa. E ci rituffiamo in un altra avventura.

Il gruppo della prima squadra si è sciolto a metà giugno con soddisfazione e qualche rimpianto (play-off) ma con la promessa che ci saremmo ritrovati per continuare a lavorare insieme con un obiettivo comune: cercare di migliorarsi sempre.

L’estate solitamente porta vacanze, ferie, riposo. Ma alla Virtus l’estate non arriva mai. E’ anche vero che il lavoro maggiore per Bernardi si svolge nei mesi estivi, ma tanto è l’entusiasmo, l’euforia e la passione che animano il nostro d.s., che riesce sempre a coinvolgere e spesso sconvolgere tutti. Di vacanze quindi neanche a parlarne. Ogni giorno c’è qualche novità; andiamo a Porto S. Giorgio; telefona a Tizio per fare una partita; andiamo a Caorle alle finali nazionali dei Cadetti; partiamo per Trieste; via a Ravascletto per vedere la sede del ritiro precampionato; e così quasi quotidianamente fino ad avere le idee più chiare sul come poteva essere la Virtus nuova edizione.

All’inizio di una stagione tutti pensano di essere rinforzati, di avere fatto un salto di qualità, di migliorare le prestazioni ottenute nel campionato precedente. Tutti, anche noi, pensiamo di esserci migliorati altrimenti non avremmo cambiato ma… quanto sono cambiati gli altri? Quanto e come siamo cambiati noi?

Il gruppo che avevo a disposizione lo scorso anno era unico per capacità tattiche ed umane ed è per questo che ne ero “innamorato”. Quest’anno spero che l’innamoramento continui perchè vorrà dire che avrò ritrovato lo spirito Virtus anche in questa squadra.

Per noi ci sarà comunque un avversario in più: noi stessi. Cosa voglio dire? Semplice, se penseremo ai 40 punti fatti lo scorso campionato, ai play-off persi in quel modo, al fatto di avere una panchina più lunga, e non torneremo in campo (allenamenti e partite) con l’umiltà e la determinazione precedenti, dovremo combattere contro un avversario molto difficile per chi fa sport: la scarsa voglia di arrivare e di migliorarsi.

Quattro le partenze e tre gli arrivi, la squadra ne esce sicuramente ringiovanita (età media 21.5 anni) ed ancora una volta un occhio di riguardo lo abbiamo posto sui giovani del nostro settore giovanile che avranno modo di mettersi in luce anche in serie B.

Forse peccheremo di esperienza, ma sul piatto della bilancia dovremmo mettere la freschezza atletica e l’entusiasmo che, non sempre ma spesso, possono fare la differenza.

Gianni Trevisan

Questo articolo è firmato da Gianni Trevisan ed è stato scritto a pochi giorni dall’inizio della stagione sportiva 1989/90. In quell’annata il vice era Maurizio Benetollo e le quattro partenze erano quelle di Leo Corò, Lovadina, Basti e Cifonelli, mentre i tre nuovi arrivi erano i professionisti Marras, Merlitti e Menghini. I primi due arrivarono “via” Scavolini Pesaro, il terzo venne acquistato dalla società di Porto S.Giorgio che disputava il campionato di serie A2.

Si trattò di una stagione indimenticabile per tutti i virtussini ma anche per tutti gli appassionati padovani.

La Viero Virtus terminò la stagione regolare al primo posto e superò nella semifinale play-off il Trivellato Vicenza. Nell’altra semifinale l’Elledi Petrarca, arrivata terza, superò sorprendentemente la Nutrilinea Asola.

La finale per la B/1 si disputò tra tensioni e polemiche, coinvolgendo anche i padovani che il basket non l’avevano mai seguito. Il Petrarca fece il colpaccio in gara uno violando il campo di Rubano ma la Virtus restituì il favore in un Tre Pini colmo di appassionati al termine di una gara fantastica con Menghini, che quella sera avrebbe segnato anche dagli spogliatoi, e con i piccoli Busca e Sommese in gran spolvero. La bella non tradì le attese. Il Petrarca sembrava dominare, sempre avanti si fece raggiungere solo a pochi minuti dalla fine quando il grande gruppo virtussino (Marras e Adami, fondamentali quella sera, Salmistraro, Moro, Busca, Sommese, Merlitti, Rampazzo, Bisello, Bartolozzi, Gavagnin e Tosato) si rese conto che per vincere non sarebbe bastato dare il 100% e mise sul campo, oltre a tutte le energie tecniche e fisiche, anche quelle dell’orgoglio personale.


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