1975-76

LA GIOVANE ARDVIRTUS GUADAGNA LA PROMOZIONE IN SERIE B

Nel 1976 la giovane Virtus condotta da Paolo Parpajola ottenne la promozione in serie B (l’attuale A2).

I patavini si rilevarono a sorpresa dominatori della prima fase, ma nella seconda, primo intreccio tra serie C e B, fallirono la promozione solo per una sfavorevole differenza canestri.
La terza fase sembrava però poter garantire agli juniores neroverdi quell’ultimo posto disponibile per la promozione.
Ma al termine del girone a otto tra Faram Treviso, Jegermeister e ArdVirtus fu necessario uno spareggio.
Il sorteggio mise subito di fronte le due favorite Virtus e Jagermeister. Simionato e compagni arrivarono fino a 15 punti di vantaggio ma in un finale incredibile si fecero raggiungere e superare dopo un’ultima assurda banalità.
La seconda partita con il Faram fu una formalità che la Virtus vinse con largo margine. Al termine i neroverdi tornarono a casa ormai rassegnati.
L’ultimo incontro tra un Faram senza speranze ed il forte Jegermaister sembrava avere un esito scontato.

Tratto da “Il Resto del Carlino” del 24 maggio 1976:

TUTTI INCREDULI NELLA “SERA DEL MIRACOLO”. PENSAVANO AD UNO SCHERZO

Domenica 23 maggio, ore 18. Squilla il telefono in redazione. E’ Pavan che chiede il risultato di Jagermeister-Faram. Cerchiamo subito il contatto con Trieste e dopo un paio di telefonate abbiamo la conferma: la notizia della promozione in serie B è vera. Ma non è finita: dopo mezz’ora (chissà quante supposizioni in questa mezz’ora), sono ancora i giocatori dell’Ard a telefonare: non sono convinti del risultato, temono lo scherzo! Non resta che cercare di convincerli che è vero, che il risultato oramai insperato è un dato di fatto. Per la verità nessuno – nemmeno noi – credevano alla possibilità di promozione della squadra padovana dopo la sconfitta con la Jagermeister. Ma si è trattato, se vogliamo, del giusto epilogo di una stagione (per non parlare della passata) che ha visto la squadra dominare nei confronti delle avversarie e che solo per una serie di circostanze (da dimenticare) non aveva permesso di raccogliere l’alloro finale a Parpajola, un personaggio sottolineato dai suoi gesti nervosi, dai suoi scatti improvvisi, dai cambi richiesti e poi annullati, dalle sue imprecazioni a fil di voce contro i direttori di gara, dai suoi time-out concitati che finivano con l’immancabile raccomandazione: “dai tosi!”.

E qui la mente corre ad una persona a cui il tragico destino non ha permesso di gustare questi momenti: il comm. Giuseppe Raccanello. Quella drammatica sera fummo i primi a conoscere l’esito fatale di un incidente stradale sulla Serenissima: era morto Raccanello.

Una nota molto triste, in questa cornice di gioia.

Abbiamo assaporato la goia dei tifosi della gradinata – più di una volta siamo usciti frastornati dal rumore assordante dei tamburi – con il loro tifo a volte eccessivo e con la loro convinzione che gli arbitri al 99% favoriscono spudoratamente la squadra avversaria.

Un’atmosfera difficilmente riscontrabile altrove, un tifo che a volte può dare fastidio agli ospiti che oltre a combattere la squadra di casa devono fare i conti con loro, ma un tifo che fa bene al cuore degli atleti impegnati.

Gli aficionados della palestra sono la linfa di una squadra da sostenere nei momenti meno facili, da non fischiare nei momenti di sbandamento. Tornando ai giocatori, confessiamo che qualche volta ci siamo soffermati più a lungo a parlare di Pavan, Simionato e Magro, di esserci lasciati suggestionare dalle cavalcate elettrizzanti del “piccoletto” e dall’intelligente gioco degli altri. Sono preferenze fatali. Ma tutti sono da citare sullo stesso piano, tutti hanno contribuito a questo successo, tutti hanno avuto il loro peso nell’economia della squadra. E’ una brillante conquista per l’allenatore Parpajola l’aver potuto contare su dieci valide pedine, da poter muovere a piacimento senza creare vuoti.

Quello che soprattutto colpisce chi ha seguito da vicino le fasi delle gare è l’attaccamento alla squadra, lo spirito di collaborazione che ogni giocatore ha verso i propri compagni. Durante il gioco nessun commento, durante le sospensioni tutti subito pronti con il té o con l’asciugamano, e poi le rituali battute di mano, le parole di incitamento. Questo risulato che corona degnamente il trentunesimo anno di attività della squadra di una realtà che una società affiatata ha costruito col lavoro di tutti; un capolavoro realizzato in miniatura, se si pensa alla giovane età dei giocatori.

Al di là dei risultati più o meno buoni che potranno venire in futuro, sta l’entusiasmo, il senso di sacrificio, l’autodisciplina di un gruppo di ragazzi che della pallacanestro hanno fatto una palestra di vita.

Sergio Aldrighieri


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