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Abbiamo fatto quadrato, lavorato e taciuto

Il punto di coach R (per molti coach N)

Mentre l’attività agonistica del settore giovanile volge al termine, alcune considerazioni sorgono spontanee.


Un anno assai complesso sta per concludersi, ma dopo un avvio irto di difficoltà e qualche problema di troppo incontrato dalle nostre squadre il finale sembra dare ampio respiro e soddisfazione.
Cosa sarà mai successo?
Under 20 alle finali regionali, under 18 alle finali a quattro del girone interzonale B del campionato eccellenza, stesso risultato per l’under 16 e mentre scriviamo l’under 13 sta giocando per aggiudicarsi il titolo provinciale.
Ma cosa può aver generato una così drastica inversione di tendenza?
L’avvio, lo sappiamo, aveva posto non poche problematiche in termini sia di gestione che tecnico tattico all’interno di queste squadre, eppure …
… eppure non è mancato il coraggio di modificare le metodologie, rivedere i criteri iniziali che sembravano corretti ma che alla prova finale non davano i frutti sperati, non è mancata la caparbietà nel cercare soluzioni ponendosi in modo critico davanti alle difficoltà.
Inoltre, non è mai venuto meno quello che in Virtus è l’obiettivo fondamentale, ossia la ricerca del successo finale attraverso il miglioramento individuale.
Spesso questa filosofia è sembrata inopportuna, da certe parti addirittura criticata, ma non si può venir meno ad anni di storia e a quelli che sono i pilastri fondanti della società solo perché si teme l’insuccesso o il giudizio degli altri.
Abbiamo fatto quadrato, lavorato e taciuto, virtù questa ormai scomparsa in un mondo in cui la ripetizione insistente di una bugia spesso diviene verità.
Ora che le luci della ribalta agonistica vanno spegnandosi però, aldilà dei risultati ottenuti, arriva il momento di aumentare lo sforzo. La cura dei particolari e la dedizione nella ricerca della soluzione ai problemi tecnico fisici individuali, dovranno essere il motore di una attività che non si esaurisce con il termine dell’attività agonistica ma che anzi, dovrà segnare ancor più profondamente il percorso di ogni atleta e istruttore.
Quindi, buon lavoro a tutti e che la fatica non spaventi mai nessuno!

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